AIC prende posizione in maniera chiara sui tetti di spesa e registro

tetti di spesa senza glutine celiaci

Qualche giorno pubblicammo la notizia della revisione dei tetti di spesa per i celiaci

Trovate qui l’articolo che abbiamo pubblicato e che, come immaginato, ha provocato tante polemiche.

Tra i tanti commenti riusciamo a dividere in due categorie:

  • chi si lamenta perchè quanto erogato oggi non è sufficiente a causa del costo dei prodotti;
  • chi (pochi davvero) sostiene che in fondo lo stato deve garantire un contributo e che con il calo dei prezzi in atto da un paio di anni il taglio ai tetti è ragionevole.

Ovviamente ognuno è libero di pensarla come preferisce.

Noi, in particolare guardando a quello che succede in altri paesi europei, abbiamo da sempre una opinione precisa (e per ora ce la teniamo per noi dal momento che non possiamo cambiare le cose).

Due precisazioni: noi siamo commercianti di prodotti senza glutine da più di dieci anni e leggere alcuni commenti che letteralmente ci da dei ladri fa ‘tristezza’ (in particolare perchè i prezzi non dipendono da noi e perchè per noi la sana concorrenza sarebbe utile); tra i tanti commenti spunta qualche allergico che non ha esenzione di sorta e si domanda perchè si facciano differenze (ve lo diciamo comunque per invitarvi a riflettere).

Nel mentre comunque AIC prende posizione con questo comunicato stampa:

COMUNICATO STAMPA

 

Sarà approvato in Conferenza Stato Regioni di domani 21 marzo il nuovo decreto sull’assistenza ai celiaci: confermato il diritto all’erogazione gratuita degli alimenti, sebbene con una riduzione media dei tetti di spesa del 19%. Revisionato anche il Registro Nazionale degli alimenti senza glutine erogabili, che garantisce ancora gli alimenti definiti “ad alto contenuto di servizio”, come piatti pronti e preparati, che consentono anche ai celiaci di aderire ai prevalenti stili di vita. L’Associazione Italiana Celiachia (AIC) sottolinea che la terapia è garantita e l’assistenza ai celiaci assicurata, nonostante i tagli.

Cibi senza glutine, AIC evita tagli choc e salva la corretta terapia ai celiaci

La modificata normativa europea, che ha abolito dal 2013 i prodotti dietetici, e il calo dal 2006 a oggi dei prezzi dei prodotti senza glutine del 7% nelle farmacie e fino al 33% nei supermercati, ha reso necessaria la revisione dell’assistenza ai malati di celiachia, che in Italia sono oltre 198 mila e crescono ogni anno al tasso di circa il 10%. La riduzione non è una sforbiciata lineare alle risorse per i pazienti, ma una revisione razionale che lascia immutata la copertura del 35% dell’apporto calorico giornaliero da carboidrati privi di glutine e che mantiene l’attenzione su specifiche fasce d’età con bisogni particolari. Nella primissima infanzia il tetto di spesa cresce del 24% (da 45 a 56 euro) e resta pressoché invariato nella fascia adolescenziale, particolarmente critica per l’accettazione di un regime alimentarespeciale.

Soddisfatta l’Associazione Italiana Celiachia (AIC), per gli impegni assunti dal Ministero per migliorare la qualità dell’assistenza: prossimo obiettivo i buoni digitali, spendibili ovunque in Italia, anche al di fuori della propria Regione di residenza, cui lavorerà congiuntamente il Ministero della Salute con quello della Funzione Pubblica.

Roma, martedì 20 marzo 2018 – La dieta senza glutine oggi costa meno e nonostante la drastica riduzione delle risorse per la sanità pubblica, l’assistenza ai celiaci tiene. La riduzione media del 19% (con un risparmio stimato in oltre 30 milioni di euro) del tetto di spesa per l’acquisto dei prodotti senza glutine da parte dei celiaci è in fase finale di approvazione dopo il parere della Conferenza Stato Regioni atteso per domani. La modifica dei tetti di spesa, infatti, non è una sforbiciata che compromette l’assistenza ai pazienti italiani, ma una revisione razionale, che tiene conto della riduzione dei costi degli alimenti senza glutine (oggi in Europa non più considerati “dietetici” ma alimenti di uso corrente) e dei fabbisogni energetici della popolazione definiti dalle più recenti evidenze scientifiche, che la Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) ha evidenziato nel 2014 con la pubblicazione dei Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia (LARN). Lo sottolineal’Associazione Italiana Celiachia (AIC), che ha collaborato con il Ministero della Salute perché i tagli fossero in linea con le reali esigenze dei celiaci e perché non venisse meno la garanzia della copertura del 35% dell’apporto calorico giornaliero da carboidrati privi di glutine. “Anche grazie al lavoro di AIC, la bozza del decreto salvaguarda una corretta terapia e assistenza ai pazienti, pur prevedendo un risparmio per lo Stato stimato in oltre 30 milioni di euro, che garantisce la sostenibilità della spesa per l’assistenza ai celiaci – dice Giuseppe Di Fabio, presidente AIC – Questo risparmio, infatti, costituirà un’importante riserva di risorse per venire incontro ai bisogni terapeutici dei pazienti che saranno diagnosticati nel prossimo futuro, in crescita al ritmo del 10% annuo, con 400mila nuove diagnosi attese. Il nostro obiettivo è un modello di assistenza più efficiente, più moderno: dobbiamo arrivare ad avere buoni digitali spendibili ovunque, anche nelle Regioni diverse dalla residenza dei pazienti. Per questo abbiamo chiesto e ottenuto la costituzione di un tavolo interministeriale (Ministero della Salute insieme al Ministero della Funzione Pubblica) per trovare le migliori modalità per raggiungere lo scopo”.

I tetti di spesa per l’acquisto dei prodotti senza glutine attraverso i buoni erogati dal Servizio Sanitario Nazionale sono strettamente correlati ai LARN, i Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana: stabiliti dalla Società Italiana di Nutrizione Umana e aggiornati nel 2014, sono il punto di riferimento per definire il fabbisogno energetico della popolazione tenendo conto dei più diffusi stili di vita, dell’età, del sesso. “I nuovi LARN del 2014, più sofisticati e maggiormente aderenti agli stili di vita più diffusi, vedono ridotti i fabbisogni energetici medi rispetto ai riferimenti utilizzati nel 2001– dichiara Caterina Pilo, Direttore Generale di AIC – il calo dei tetti dipende da questo e dalla riduzione dei prezzi dei prodotti senza glutine visto che rispetto al 2006 il costo di pane, pasta e farina ha registrato un calo del 7% nel prezzo medio globale in farmacia e fino al 33% nella grande distribuzione. AIC ha tuttavia insistito perché fossero utilizzati i prezzi applicati in farmacia, canale ancora prevalente e disponibile a tutti i celiaci ovunque, in tutta Italia. I tetti attuali lasciano quindi sostanzialmente invariato il potere di acquisto del 2001, quando il decreto Veronesi introdusse per la prima volta, dopo venti anni, il tetto di spesa in base all’età, genere e relativi fabbisogni energetici”.

I tetti di spesa devono coprire il fabbisogno energetico derivante da carboidrati senza glutine. Il celiaco, infatti, deve seguire una dieta varia ed equilibrata con un apporto energetico giornaliero da carboidrati di almeno il 55%: circa il 35% dell’apporto energetico totale deve derivare da alimenti senza glutine, il restante 20% da alimenti naturalmente privi di glutine come riso, mais, patate e legumi. I nuovi tetti di spesa garantiranno  ancora la copertura di questo fabbisogno, suddividendo  con più precisione le fasce di età e relativi fabbisogni energetici e considerando anche medi livelli di attività fisica. “Dal 2013, con la profonda revisione della normativa europea che ha abolito i prodotti dietetici in Europa, abbiamo temuto che l’assistenza integrativa riconosciuta in Italia ai celiaci fosse a rischio – osserva il Presidente Giuseppe Di Fabio – Una continua collaborazione con le istituzioni pubbliche lo ha scongiurato, costruendo un nuovo modello di assistenza che coniuga le nuove evidenze scientifiche sui fabbisogni energetici della popolazione con il diritto alla salute dei celiaci: il decreto infatti consente un risparmio della spesa pubblica ma mantiene buona parte delle categorie dei prodotti erogabili elencati nel Registro Nazionale, compresi i cosiddetti prodotti “ad alto contenuto di servizio” (preparati, basi pronte, piatti pronti) che consentono ai celiaci di aderire ai più diffusi stili di vita. La revisione dei tetti è solo una parte dei cambiamenti dell’assistenza ai celiaci: il nuovo modello organizzativo voluto da AIC prevede un’assistenza più razionale, trasparente e semplice attraverso buoni digitali che possano essere spesi anche fuori dalla Regione di residenza. Non sono soltanto parole: già in 4 Regioni particolarmente sensibili al cambiamento i buoni sono digitali, in mezza Italia l’accesso alla terapia senza glutine è possibile nelle farmacie ma anche al supermercato e nei negozi specializzati. Il 22 novembre scorso è stato istituito un tavolo di lavoro fra Ministero della Salute e Ministero della Funzione Pubblica per favorire la spendibilità dei buoni in tutte le Regioni ed è allo studio una campagna di informazione sull’educazione alimentare senza glutine; inoltre, continua l’impegno del Ministero per la qualità degli alimenti senza glutine, come dimostra la disponibilità dell’industria per migliorare i profili nutrizionali dei prodotti”.

Ufficio stampa AIC

Fateci sapere cosa ne pensate.

E se adesso cambiasse tutto nella erogabili dei prodotti ai celiaci?

tetti di spesa senza glutine celiaci

Sono undici anni che lavoriamo nell’ambito del senza glutine

E da undici anni sentiamo dire che qualcosa deve cambiare nella erogazione dei prodotti senza glutine per i celiaci.

Non intendiamo nel meccanismo pratico, in quello già si sta evolvendo da tempo e molte regioni hanno abbandonato definitivamente la vecchia ricetta rossa.

Il cambiamento di cui tutti parlano, e che non si è mai realmente concretizzato, riguarda i tetti di spesa ed il registro dei prodotti.

Ovviamente qualche regione, come ad esempio la Toscana, aveva in passato già fatto un ritocchino ai tetti di spesa. Ma nulla di più.

E stamani, all’improvviso..

..navigando in cerca di notizie, ci siamo imbattuti in una che ci ha lasciati perplessi e che faceva riferimento a questo:

decreto tetti di spesa celiachia

Beh: è chiaro no?!

Il Ministero invia alla Conferenza Stato Regioni un Decreto Ministeriale di facile comprensione.

A noi colpisce l’articolo 2 che elenca le cinque categorie dei prodotti erogabili a carico del Ssn, che devono essere sempre inclusi nel Registro nazionale istituito presso la Direzione generale per l’igiene, la sicurezza degli alimenti e la nutrizione del ministero della Salute e si  tratta di:

1) pane e affini, prodotti da forno salati;

2) pasta e affini, pizza e affini, piatti pronti a base di pasta;

3) preparati e basi pronte per dolci, pane, pasta pizza e affini;

4) prodotti da forno e altri prodotti dolciari,

5) cereali per la prima colazione.

Non manca qualcosa? Il Registro così sarà con certezza ridotto.

L’altro punto è quello che prevede nuovi tetti di spesa:

tetti di spesa senza glutine celiaci

Tetti rivisti per fasce di età e sempre differenziati per sesso.

Leggete qui il decreto.

Voi cosa ne pensate?

Crediamo che prossimamente se ne parlerà molto.

 

 

Senza glutine oppure no?!

loghi prodotti ministero e spiga barrata

La domanda, in particolare sul web, è sempre più frequente: ma questo prodotto è senza glutine?

E dopo la domanda spesso ci troviamo un fiume di polemiche.

Di base, secondo la normativa, è senza glutine un prodotto con un contenuto di glutine inferiore a 20PPM.

Approfondiamo un attimo (sperando di non essere anche polemici a nostra volta..) e suddividiamo i prodotti in quattro categorie:

  • quelli col bollino verde ministeriale Logo-ministero prodotto senza glutine erogabile
  • quelli con la spiga barrata spiga barrata
  • quelli con la scritta ‘senza glutine’
  • quelli senza la scritta ‘senza glutine’

Prodotti inseriti nel registro ministeriale degli alimenti senza glutine

Una azienda che produca prodotti senza glutine e voglia renderli ‘erogabili’ (e quindi acquistabili da parte dei celiaci con i buoni / ricette/ tessera sanitaria) deve seguire una procedura di notifica specifica. I prodotti che hanno superato la procedura di notifica vengono inseriti nel Registro nazionale degli Alimenti senza glutine, aggiornato mensilmente e consultabile qui sia per prodotto che per azienda.

Il prodotto viene comunque certificato come ‘senza glutine’ dall’azienda. Il Ministero di fatto controlla che la documentazione sia conforme.

Attenzione: le aziende hanno facoltà e non obbligo di apporre il bollino ministeriale verde. La maggior parte lo utilizza. Quando avete un dubbio consultate il registro.

Prodotti con la spiga barrata

La Spiga Barrata è un marchio il cui uso è concesso, in Italia, dalla Associazione Italiana Celiachia. Qui i dettagli dal sito di AIC.

Quindi, come avrete letto al link, AIC certifica il processo produttivo in modo da garantire l’assenza di glutine.

Il prodotto è sicuro ma anche in questo caso comunque la responsabilità sul prodotto è dell’azienda e non di AIC.

Prodotti con la scritta ‘senza glutine’

..oppure contenenti le diciture “specificamente formulato per celiaci” o “specificamente formulato per persone intolleranti al glutine”.

Qui non c’è un ‘ente certificatore’ terzo come nei due casi precedenti; è il produttore che di fatto ‘autocertifica’ l’assenza di glutine dichiarandolo in etichetta. Il prodotto è sicuro come gli altri due.

Prodotti senza la scritta ‘senza glutine’

Qui la strada si fa in salita.

AIC indica sul proprio sito, e sul prontuario, tre categorie di prodotti:

permesso Alimenti permessi: alimenti che possono essere consumati liberamente, in quanto naturalmente privi di glutine o appartenenti a categorie alimentari non a rischio per i celiaci, poiché nel corso del loro  processo produttivo non sussiste rischio di contaminazione. Questi prodotti NON sono inseriti nel Prontuario AIC degli Alimenti.

rischioAlimenti a rischio: alimenti che potrebbero contenere glutine in quantità superiore ai 20 ppm o a rischio di contaminazione e per i quali è necessario conoscere e controllare l’ingredientistica ed i processi di lavorazione. I prodotti di queste categorie che vengono valutati come idonei dall’AIC vengono inseriti nel Prontuario AIC degli Alimenti.
L’AIC consiglia il consumo di questi alimenti se presenti in Prontuario o riportanti la dicitura «senza glutine».

vietato Alimenti vietati: alimenti che contengono glutine e pertanto non sono idonei ai celiaci. Tali alimenti, ovviamente, NON sono inseriti nel Prontuario.”

Una precisazione: l’adesione alla Spiga Barrata ed al prontuario è per le aziende a pagamento.

Dal momento che leggiamo spesso pareri discordanti sulla necessità della scritta sui prodotti, ci siamo messi a cercare riferimenti normativi ed abbiamo trovato questo recente ed interessante articolo dell’Avvocato Dario Dongo su Il fatto Alimentare.

Leggetelo anche Voi. A noi colpisce questo estratto: 

“Un alimento contenente ingredienti naturalmente privi di glutine dovrebbe inoltre poter recare un’etichettatura indicante l’assenza di glutine, in conformità delle disposizioni di cui al presente regolamento, purché siano rispettate le condizioni generali sulle pratiche leali di informazione di cui al regolamento (UE) n. 1169/2011. In particolare le informazioni sugli alimenti non dovrebbero indurre in errore suggerendo che l’alimento possiede caratteristiche particolari, quando in realtà tutti gli alimenti analoghi possiedono le stesse caratteristiche.” (reg. UE 828/14)

Nel caso di alimenti ove in genere non si riscontra la presenza di glutine – perché assente in natura nei loro ingredienti essenziali e caratteristici – la regola è cristallina:

– se un cereale contenente glutine è presente (o può esserlo, a causa di contaminazione accidentale che non si sia in grado di escludere, pure a seguito del doveroso autocontrollo), si deve citare lo specifico cereale contenente glutine in lista ingredienti (ove del caso preceduto la dicitura “può contenere”),

– non è viceversa ammesso il vanto “senza glutine”, poiché tale caratteristica è comune agli altri prodotti simili. È anzi espressamente vietato attribuire a un prodotto caratteristiche comuni agli altri alimenti che appartengono alla stessa categoria. (11)

È dunque ora di farla finita con le diciture gluten-free su una moltitudine di prodotti che con i cereali contenenti glutine hanno poco o nulla a che fare, dai latticini ai succhi di frutta, le carni e le caramelle. “Senza glutine”? Ci mancherebbe altro!”

Ovviamente in calce all’articolo ci sono tutti i riferimenti normativi.

A noi sembra chiaro quanto scrive l’Avvocato. A voi?

 

 

Celiachia, sensibilità al glutine o allergia al grano? Facciamo chiarezza.

sintomi celiachia adulti

Abbiamo visto da poco che i celiaci continuano a crescere in Italia.

Abbiamo però la crescente impressione (in realtà è certezza) che ci sia un pò di confusione in giro tra le varie problematiche legate al glutine.

Identifichiamo almeno tre problematiche al consumo di glutine:

  • celiachia (o Morbo Celiaco, ma è una forma un pò bruttina) ovvero intolleranza al glutine permanente diagnosticata,
  • allergia al grano cioè a proteine diverse dal glutine,
  • gluten sensitivity o sensibilità al glutine (non celiaca) che ha sintomi simili ai primi due ma una diagnosi più complicata.

Approfondiamo brevemente?

Celiachia

Prendiamo la definizione dal Ministero della Salute:

“La celiachia, o malattia celiachia, è una malattia permanente su base infiammatoria dell’intestino tenue caratterizzata dalla distruzione della mucosa di questo tratto intestinale.
E’ causata da una reazione autoimmune al glutine, la frazione proteica alcol-solubile di alcuni cereali quali grano, orzo, segale. Molti sono gli alimenti che contegono questi cereali, tra i più diffusi pane, pizza, pasta, biscotti.”

Colpisce l’1% della popolazione ma è stata ad oggi diagnosticata allo 0,4% circa (200.000 italiani circa).

Come si cura? Seguendo una rigorosa dieta senza glutine con prodotti certificati e garantiti.

Cosa succede se un celiaco ingerisce glutine? Esistono celiaci asintomatici, che se ingeriscono glutine non hanno effetti evidenti, e quelli sintomatici. Questi hanno in genere effetti più o meno immediati come dolori addominali, diarrea e anche forte cefalea.

Allergia al grano

E’ una allergia alimentare e come tale è una reazione immunitaria all’ingestione di uno specifico alimento (o di alcune sostanze contenuto in esso).

Sempre dal Ministero: “Le allergie alimentari possono manifestarsi immediatamente dopo l’ingestione dell’alimento incriminato, a volte anche in modo violento. I sintomi di una intolleranza alimentare invece possono comparire anche a distanza di ore, in casi rari anche dopo alcuni giorni, il che rende più difficile riconoscerla e metterla in relazione con il cibo. I sintomi variano quanto a rapidità e ad intensità a seconda della qualità e la quantità del cibo ingerito.”

Approfondite leggendo il materiale disponibile sul sito del Ministero.

Non è disponibile un dato sugli allergici al grano e la cura.. sempre la stessa: evitare l’allergene!

Cosa succede se un allergico ingerisce grano? Quando il cibo ”incriminato” viene portato alla bocca e deglutito, può provocare immediatamente prurito e gonfiore alle labbra, al palato e alla gola; una volta nello stomaco e nell’intestino, può provocare nausea, vomito, crampi, gonfiori addominali, flatulenza, diarrea.

Al di fuori dell’apparato gastrointestinale, sono frequenti le reazioni cutanee come orticaria, angioedema o eczemi, sintomi a carico dell’apparato respiratorio (asma e rinite), oppure cefalea ed emicrania.

Nei casi più gravi, fortunatamente rari, si possono avere difficoltà respiratorie, brusche cadute di pressione arteriosa, perdita di coscienza e in alcuni casi morte. In questi casi si parla di shock anafilattico, che compare entro un’ora dall’ingestione dell’allergene e che richiede sempre un ricovero ospedaliero urgente.”

Possiamo dire che può avere effetti immediati ben più gravi della Celiachia?

e la Gluten Sensivity?

Questione complessa proprio questa.

Sempre il Ministero scrive: “Con il termine “sensibilità al glutine” o anche “Gluten sensitivity” si definisce una sindrome caratterizzata dalla presenza, in rapporto all’ingestione di alimenti contenenti glutine, di sintomi intestinali ed extra intestinali in pazienti in cui la celiachia e l’allergia alle proteine del frumento siano già state escluse.
Anche se c’è un numero sempre crescente di soggetti che riferiscono di soffrire di sensibilità al glutine, l’esistenza di questa sindrome è messa in dubbio da numerosi e autorevoli esperti.
E’ fondamentale combattere l’autodiagnosi ed evitare che i pazienti escludano il glutine dalla dieta prima di un consulto medico. Tale comportamento impedisce l’accertamento della vera celiachia.”

Difficile quindi dare valore alle stime numeriche sugli intolleranti non allergici.

celiachia gluten sensivity

Quindi rivolgetevi, nel dubbio, ad uno specialista.