Senza glutine oppure no?!

loghi prodotti ministero e spiga barrata

La domanda, in particolare sul web, è sempre più frequente: ma questo prodotto è senza glutine?

E dopo la domanda spesso ci troviamo un fiume di polemiche.

Di base, secondo la normativa, è senza glutine un prodotto con un contenuto di glutine inferiore a 20PPM.

Approfondiamo un attimo (sperando di non essere anche polemici a nostra volta..) e suddividiamo i prodotti in quattro categorie:

  • quelli col bollino verde ministeriale Logo-ministero prodotto senza glutine erogabile
  • quelli con la spiga barrata spiga barrata
  • quelli con la scritta ‘senza glutine’
  • quelli senza la scritta ‘senza glutine’

Prodotti inseriti nel registro ministeriale degli alimenti senza glutine

Una azienda che produca prodotti senza glutine e voglia renderli ‘erogabili’ (e quindi acquistabili da parte dei celiaci con i buoni / ricette/ tessera sanitaria) deve seguire una procedura di notifica specifica. I prodotti che hanno superato la procedura di notifica vengono inseriti nel Registro nazionale degli Alimenti senza glutine, aggiornato mensilmente e consultabile qui sia per prodotto che per azienda.

Il prodotto viene comunque certificato come ‘senza glutine’ dall’azienda. Il Ministero di fatto controlla che la documentazione sia conforme.

Attenzione: le aziende hanno facoltà e non obbligo di apporre il bollino ministeriale verde. La maggior parte lo utilizza. Quando avete un dubbio consultate il registro.

Prodotti con la spiga barrata

La Spiga Barrata è un marchio il cui uso è concesso, in Italia, dalla Associazione Italiana Celiachia. Qui i dettagli dal sito di AIC.

Quindi, come avrete letto al link, AIC certifica il processo produttivo in modo da garantire l’assenza di glutine.

Il prodotto è sicuro ma anche in questo caso comunque la responsabilità sul prodotto è dell’azienda e non di AIC.

Prodotti con la scritta ‘senza glutine’

..oppure contenenti le diciture “specificamente formulato per celiaci” o “specificamente formulato per persone intolleranti al glutine”.

Qui non c’è un ‘ente certificatore’ terzo come nei due casi precedenti; è il produttore che di fatto ‘autocertifica’ l’assenza di glutine dichiarandolo in etichetta. Il prodotto è sicuro come gli altri due.

Prodotti senza la scritta ‘senza glutine’

Qui la strada si fa in salita.

AIC indica sul proprio sito, e sul prontuario, tre categorie di prodotti:

permesso Alimenti permessi: alimenti che possono essere consumati liberamente, in quanto naturalmente privi di glutine o appartenenti a categorie alimentari non a rischio per i celiaci, poiché nel corso del loro  processo produttivo non sussiste rischio di contaminazione. Questi prodotti NON sono inseriti nel Prontuario AIC degli Alimenti.

rischioAlimenti a rischio: alimenti che potrebbero contenere glutine in quantità superiore ai 20 ppm o a rischio di contaminazione e per i quali è necessario conoscere e controllare l’ingredientistica ed i processi di lavorazione. I prodotti di queste categorie che vengono valutati come idonei dall’AIC vengono inseriti nel Prontuario AIC degli Alimenti.
L’AIC consiglia il consumo di questi alimenti se presenti in Prontuario o riportanti la dicitura «senza glutine».

vietato Alimenti vietati: alimenti che contengono glutine e pertanto non sono idonei ai celiaci. Tali alimenti, ovviamente, NON sono inseriti nel Prontuario.”

Una precisazione: l’adesione alla Spiga Barrata ed al prontuario è per le aziende a pagamento.

Dal momento che leggiamo spesso pareri discordanti sulla necessità della scritta sui prodotti, ci siamo messi a cercare riferimenti normativi ed abbiamo trovato questo recente ed interessante articolo dell’Avvocato Dario Dongo su Il fatto Alimentare.

Leggetelo anche Voi. A noi colpisce questo estratto: 

“Un alimento contenente ingredienti naturalmente privi di glutine dovrebbe inoltre poter recare un’etichettatura indicante l’assenza di glutine, in conformità delle disposizioni di cui al presente regolamento, purché siano rispettate le condizioni generali sulle pratiche leali di informazione di cui al regolamento (UE) n. 1169/2011. In particolare le informazioni sugli alimenti non dovrebbero indurre in errore suggerendo che l’alimento possiede caratteristiche particolari, quando in realtà tutti gli alimenti analoghi possiedono le stesse caratteristiche.” (reg. UE 828/14)

Nel caso di alimenti ove in genere non si riscontra la presenza di glutine – perché assente in natura nei loro ingredienti essenziali e caratteristici – la regola è cristallina:

– se un cereale contenente glutine è presente (o può esserlo, a causa di contaminazione accidentale che non si sia in grado di escludere, pure a seguito del doveroso autocontrollo), si deve citare lo specifico cereale contenente glutine in lista ingredienti (ove del caso preceduto la dicitura “può contenere”),

– non è viceversa ammesso il vanto “senza glutine”, poiché tale caratteristica è comune agli altri prodotti simili. È anzi espressamente vietato attribuire a un prodotto caratteristiche comuni agli altri alimenti che appartengono alla stessa categoria. (11)

È dunque ora di farla finita con le diciture gluten-free su una moltitudine di prodotti che con i cereali contenenti glutine hanno poco o nulla a che fare, dai latticini ai succhi di frutta, le carni e le caramelle. “Senza glutine”? Ci mancherebbe altro!”

Ovviamente in calce all’articolo ci sono tutti i riferimenti normativi.

A noi sembra chiaro quanto scrive l’Avvocato. A voi?